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Partito Socialista sezione di Villasor

Il Partito Socialista è aderente all' Internazionale Socialista e al Partito del Socialismo europeo.
I socialisti dal 1892 a oggi: una storia che prosegue da oltre cent’anni.

A Villasor il Partito Socialista c'è, da oltre cinquant' anni.

Per contattarci scrivi alla redazione al seguente indirizzo e-mail: partitosocialistavillasor@gmail.com

/ Segretario: Luigi Palmas

Consiglio comunale del 28 novembre 2008

psvillasor | 29 Novembre, 2008 23:55

Il Consiglio comunale è convocato in seduta ordinaria pubblica presso i locali del Castello Siviller il giorno venerdì 28 novembre 2008 alle ore 17.00, in prima convocazione, per la discussione del seguente ordine del giorno:

  1. Variazione di assestamento generale del Bilancio di Previsione 2008, del Bilancio Pluriennale e Relazione Previsionale e Programmatica 2008-2010;
  2. Richiesta concessione edilizia ditta Bandinu Fernando - deroga sulla riduzione delle distanze (Decreto Assessorato Regionale Enti Locali, Finanze e Urbanistica n. 2266/U del 1983);
  3. Adozione definitiva - ai sensi della LR n. 45/89, articoli 20-21 - del Piano di Lottizzazione "Secci" in località "Santu Miali", ricadente in Zona D2 del vigente Programma di Fabbricazione;
  4. Designazione Capitano Compagnia Barracellare;
  5. Risposta ad interrogazioni.
   Il nostro obbiettivo è quello di portare a conoscenza dei cittadini tutte le iniziative della nostra amministrazione, di creare un collegamente di informazione da e per l'amminsitrazione. Ci pare che fino a oggi si stia lavorando con grande difficoltà ma, con la volontà di fare il massimo per la nostra cittadina. Allora, crediamo che per far ciò serva la collaborazione di tutti e per questo rivolgiamo un invito ai cittadini, quello di partecipare ai consigli comunali ogni qualvolta ci sono in programma.

IL REBUS DELLE ELEZIONI POLITICHE DEL 13-14 APRILE: LA RAGIONE E' IN SONNO?

psvillasor | 29 Novembre, 2008 23:54

di  Luigi Palmas  

Perché  in Italia c’è, oggi, questo difficile confronto elettorale, questa legge elettorale, questa voglia di cancellare tutte le posizioni non allineate al bipartitismo del P.D. di Veltroni e del P.D.L di Berlusconi? E’ molto semplice e nello stesso tempo orribile, da mondo di Orwell in “1984”. La competizione elettorale per il Parlamento si svolge in un clima di grave declino. Il confronto non  si basa sui metodi delle tradizionali, durevoli e democratiche culture politiche italiane. Si sono compattati, sostenuti dalla grande stampa e dalle televisioni pubbliche e private, di loro proprietà, spesso abusivamente e illegalmente, due apparati di potere, due contenitori, uguali e concordi nel giustificarsi a vicenda: uno guidato da Berlusconi, l’altro da Veltroni, che, secondo loro, dovrebbero rappresentare i cattolici, i liberali, i socialisti e i repubblicani da una parte e dall’altra le rispettive culture del nostro Paese, scordandosi che i cattolici sono presenti in  una pluralità di partiti con posizioni non omogenee, di cui una parte consistente al centro dello schieramento politico e che i socialisti sono rappresentati solo ed esclusivamente dal Partito Socialista.L’elettore viene sollecitato dai due blocchi a dover scegliere indifferentemente solo tra di loro e a  ritenersi appagato, oppure lo stesso elettore può pensare di restarsene a casa credendo all’inutilità del suo voto, perché perdente, non essendo d’accordo con nessuna delle due aggregazioni e quindi di lasciare l’onere di recarsi alle urne ad elettori in lotta per conquistare gli spazi di governo e i privilegi che il sistema costituzionale e amministrativo “riformato”, in modo pessimo e non democratico, negli anni ’90, garantisce al vincitore. Tre catenacci lesivi del principio di rappresentatività popolare e delle prerogative del Parlamento spingono verso uno strano bipartitismo coatto e blindato. Il primo attribuisce il 55% dei seggi a chi ottiene più voti, senza limite minimo, quindi anche uno solo, un fatto scandaloso, per non dire altro, il secondo sbarra l’accesso alle liste che non raggiungono il 2%, se alleate, o il 4% se non collegate al vincitore, il terzo affida alle segreterie dei partiti la scelta degli eletti in Parlamento, col blocco delle liste, un fatto criminale, ed è detto tutto, vergogna!  Chi non raggiungerà questi numeri di sbarramento sarà espulso dalla rappresentanza parlamentare, contro il diritto di uguaglianza davanti alla legge (art.3 della Costituzione) e il diritto” di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”(art. 49 della Costituzione).Sono stati impugnati per vizi di carattere costituzionale i decreti di convocazione delle elezioni del 13 e 14 aprile. La notizia non è stata trattata dai grandi mass media impegnati a sostenere in modo esclusivo il sistema bipolare e il suo rafforzamento anche attraverso l’attuale fase elettorale. La specifica legge, volgarmente definita “porcata” dallo stesso proponente, ministro leghista del precedente Governo, è certamente meno dignitosa, per non dire altro, di quella che nel 1953 fu definita “truffa” perché avrebbe assegnato il 55% dei seggi alla coalizione centrista, a maggioranza democristiana, se avesse conquistato il 50% più 1 dei voti e che non produsse effetti perché gli elettori la bocciarono votando numerosi a destra e a sinistra. L’attuale legge è, tra l’altro, addirittura enormemente più antidemocratica di quella proposta a suo tempo da Benito Mussolini con il premio di maggioranza a chi avesse superato la soglia o sbarramento del 25%. Intanto c’è una interessante novità che dovrebbe essere conosciuta da chi vuole escludere i partiti minori dalla rappresentanza in Parlamento. La Corte Costituzionale FederaleTedesca, chiamata a pronunciarsi sulle elezioni amministrative dello Schleswig-Holstein e dello Karlruhe, ha cassato la clausola di sbarramento che comporta un trattamento ineguale dei voti espressi dai cittadini ”a seconda  se abbiano votato un partito che totalizza più del 5% o un partito che resta al di sotto. Nel secondo caso i voti espressi non ottengono alcun riconoscimento”. La sentenza contiene il rifiuto di un argomento degli anni ’50 e ’60 che serviva a porre un argine contro i comunisti e i neo-nazisti. Secondo i giudici contro i Partiti ostili alla Costituzione esiste già un’apposita procedura di scioglimento: la clausola del 5% non corrisponde allo scopo perché danneggia tutti”. Dopo questa sentenza di alcuni giorni fa  di questo mese di febbraio è opinione diffusa che lo sbarramento tenderà a scomparire anche nei pochi lander in cui ancora esiste e poi, per gli stessi principi, anche nelle elezioni del Parlamento Federale.I leaders del nostro sistema bipolare stanno portando il Paese verso uno strano bipartitismo presidenzialista col sostegno della grande stampa e delle TV. E’ la più insidiosa  operazione antipolitica, dopo la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 di cui sentiamo gli effetti sulle istituzioni e sulla spesa pubblica. E di cui non si vuol parlare, per vergogna, come afferma lo schietto giornalista Piero Ostellino. E’ in pieno svolgimento una strategia di persuasione occulta dietro la finta guerra che coinvolge anche gli storici rappresentanti della democrazia, ridotti a scegliere tra due virtuali leaders, mossi da evidenti interessi di casta. Si sta insinuando un bipartitismo assolutista senza mediazioni, teso al potere garantito un quinquennio con annesso spoil system. Ogni tentativo di riportare la politica su valori civili è osteggiato come ostacolo da eliminare, come moralismo e ideologismo deleterio. Il persuasore agisce tanto bene che l’opinione dei più si nutre di luoghi comuni che rafforzano il potere esclusivo con leggi e finanziamenti elettorali, molto ambiti e ricercati da tutti, anche da chi a parole si è sempre dichiarato contrario come il Partito Radicale, che ne aveva fatto tema di nobili e memorabili battaglie. Si alimenta il culto della maggioranza totalizzante, si insinua il bisogno di crearla e premiarla, erigendo sbarramenti alle minoranze. La materia è ormai posseduta dai potenti apparati che condizionano le intelligenze e il pensiero. La democrazia è faticosa;  si vuole imporre un uomo forte, come ai vecchi tempi, ma con metodi molto più sofisticati ( non c’e più bisogno dei manganelli e della violenza repressiva, basta l’eliminazione della voce, il distacco della spina con leggi truffa ) con criteri di democrazia spicciola e immediata, dandogli  una lunga governabilità. Saremo risvegliati dal sonno della ragione alla prossima tornata elettorale, ormai di tipo plebiscitario ed osannante. Con libertà di giudizio e di pensiero? Non si sa. Comunque sarà molto più facile mantenere il comando con gli spot della propaganda più che adottare il metodo dello studio, della meditazione culturale, del consenso partecipato e del lavoro sobrio nelle assemblee rappresentative. Noi, democratici, liberali, repubblicani, socialisti, libertari, illuministi, razionalisti, non siamo d’accordo e non permetteremo, con tutte le nostre forze e intelligenze, che prevalga questa barbarie e questa ignobile ingiustizia, che prevalga il sonno della ragione. 

Sardegna, Soru: con chiarimento ripartiamo, sennò parola a elettori...

psvillasor | 29 Novembre, 2008 23:54

 Roma, 27 nov. (Apcom) - "Se saremo capaci di ricostruire chiarezza e coerenza che fin qui sono mancate, andremo avanti fino alla fine della legislatura. Altrimenti è utile riportare subito la decisione nelle mani degli elettori". Lo afferma a 'Repubblica' il governatore della Sardegna Renato Soru, dimessosi dall'incarico per contrasti con la maggioranza di centrosinistra sulla nuova legge urbanistica. Soru sceglie la stampa nazionale per spiegare le ragioni delle dimissioni, concedendo interviste a 'Repubblica', 'Liberazione', 'Corriere della Sera' e 'Stampa'. A chi gli chiede se il segretario del Pd Walter Veltroni manderà Antonello Soro a commissariare i democratici sardi, Soru replica: "Non lo so. Io chiedo solo chiarezza e coerenza perché questo non è certo il mio ultimo giorno in politica. Intendo andare avanti persino con più determinazione di prima, proprio per questo ho dato le dimissioni". Di più: "Comunque vada a finire, mi ricandiderò alla Presidenza della Sardegna per governare altri 5 anni, alla guida del centrosinistra, e terminare il lavoro", sottolinea al Corsera. "Sono stato costretto a dimettermi - continua su Repubblica - costretto a scegliere fra governare per governare, rinunciando alla coerenza, oppure ribadire la volontà di rinnovare la politica, cosa su cui ho dato la mia parola agli elettori. Per mantenere la coerenza con me stesso ho dovuto segnare con forza il distacco da una maggioranza che non mi ha seguito sulla difesa del nostro territorio. Una parte della maggioranza aveva mal digerito la legge sulle coste e voleva prendersi la rivincita, rimettendo in discussione la possibilità di costruire a ridosso delle coste". Sul Corsera attacca: "Abbiamo anche noi i nostri Villari, consiglieri eletti nel centrosinistra e passati subito al centrodestra". Soru si dice "amareggiato ma non deluso dalla politica", assicurando che l'impegno politico continuerà: "Certo che proseguirò - dice a Repubblica - non ho alcuna intenzione di far venire meno il mio impegno. Anzi". Poi l'ultimo sfogo, alla Stampa: "Vogliamo chiudere due occhi dinanzi a chi vuole solo gettare cemento, o vogliamo produrre sviluppo rispettando la terra bellissima che calpestiamo?".
 
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