Nella convention del Mediterraneo la proposta socialista.
La domenica è stata utile per contarsi, e i socialisti del Ps hanno fatto il pienone, ieri all'Hotel Mediterraneo a Cagliari. Tutti dietro Peppino Balìa, il candidato governatore del partito che il 15 e 16 febbraio «corre da solo e dice no alla dittatura di Soru». L'obiettivo è sfondare il muro del 4 per cento, «la base del nostro elettorato stabilizzato». Dubbi non ne ha nemmeno il vicesegretario nazionale, Marco Di Lello, che rompe ogni indugio: «Soru perderà queste elezioni. Viene da un'esperienza fallimentare: ha portato alle elezioni anticipate, scegliendo di consegnare la Regione al centrodestra».
LA SCELTA La mattina del Ps va in crescendo, con Balìa che spara colpi e incassa applausi. «La nostra», attacca subito, «è una scelta di coerenza, coraggio e libertà. Le contestazioni alla giunta Soru le abbiamo sempre mosse da sinistra, perché l'ex governatore ha mostrato poca capacità di ascolto. Ma pure sui contenuti ci siamo opposti: contro certi eccessi del Ppr e le iniziative di sviluppo che non si sono mai tradotte in vere occasioni di rilancio per l'occupazione». I socialisti solo alla fine hanno chiuso il dialogo con l'ex presidente: «Quando al telefono», racconta Balia, «mi disse che sul programma non ci poteva essere concertazione perché era già scritto. Appoggiare Soru avrebbe significato obbedire pedissequamente ai suoi ordini».
IL PROGETTO In casa Ps, vogliono un'Isola che «faccia mercato intorno ai settori tradizionali, quali agricoltura, turismo e artigianato, anche in un'ottica di riconversione industriale». Altra priorità è «costruire dal basso un modello di crescita che coinvolga le autonomie locali». Si punta poi su «cultura, famiglia, servizi tecnologici ed energie rinnovabili. Non abbiamo mai compreso», prosegue il candidato, «per quali ragioni il Ppr ha ucciso l'eolico, attraverso una clausola mai concordata sulla localizzazione delle pale nei consorzi industriali. A noi creano inquietudine i rapporti con gruppi e potentati economici». A seguire un passaggio sulle «leggi di settore cancellate dall'esecutivo: la 51 per l'artigianato e la 9 sul commercio. È stato un errore gravissimo». Sulla graticola finisce anche la gestione della sanità sotto la giunta Soru: «Non c'è stata la volontà di intervenire in maniera determinante sulla riduzione delle liste d'attesa, che al contrario si sono allungate». Ancora: «Riprendendo una nostra proposta in maniera enfatica, l'ex presidente sosteneva il taglio ai costi della politica, quando ormai non c'era più tempo, la legislatura stava finendo. Noi vogliamo davvero ridurre gli stipendi di consiglieri e dirigenti negli enti strumentali della Regione, per incanalare le risorse in un fondo di solidarietà da affidare alle autonomie locali». Nel progetto programmatico non manca lo spazio per i «400 mila poveri della Sardegna, davvero un'enormità», si rammarica Balia.
LO SCENARIO In attesa che si vada alle urne, Pierangelo Masia, consigliere regionale uscente, mette sotto la lente il voto disgiunto: «Una possibilità che i sardi hanno per spezzare la logica dell'uomo solo al comando. Con la legge urbanistica Soru poteva riavviare l'edilizia pubblica e privata ferma da quasi cinque anni, fissando regole certe. Ma qualcuno, evidentemente, non le sopporta». Mondino Ibba, anche lui consigliere regionale uscente, si richiama a Pietro Nenni: «Il socialismo è portare avanti quelli che sono nati indietro. È la nostra politica. Noi vogliamo costruire un mondo nuovo sulla base di queste radici, per contrastare la povertà, ridare lavoro ai sardi, migliorare la qualità dell'istruzione, dei servizi sociali e della sanità». Il corollario fa il paio con l'affondo finale: «Siamo», sottolinea l'esponente del Ps, «l'unico vero partito di sinistra, e siamo orgogliosi di esserlo. Il Pd, ormai, è solo sinistro».
ALESSANDRA CARTA - fonte L'unione sarda